Parlano di me

Oniriche visioni (di Anna Benvenuti)

Oniriche, come un sogno marziano, le Torri di San Gimignano si materializzano un po’ alla volta nella nebbia ‘rubesta’ che le avvolge. Chissà cosa avrebbe pensato Dante davanti a questi colori: forse alla città di Dite, coi suoi mesti riverberi di fiamma, nel rosseggiare  pagano del suo Inferno. Mi chiedo sempre ‘chissà cosa avrebbe pensato’ o detto qualcuno dei personaggi storici che bazzico, guardando quello che sto guardando io: le cose che sopravvivono, che furono ‘loro’ ed ora sono nostre, consumate, rielaborate, metabolizzate, modellate dal continuo fluire di un tempo/marea che avanza e rientra, sminuzzando scogli, levigando promontori, riducendo a sabbia  minuta uomini e cose…Me lo chiedo, e poi non so rispondere. Queste strade, questi scorci, queste foreste incantate di riverberi purpurei e violetti, di acide verdosità,   questi campi combusti dall’incendio di infiniti tramonti, queste caligini estive in cui si perdono i contorni, tremuli nell’ondeggiare lieve dell’afa…Queste stesse sensazioni cromatiche altri prima di noi le hanno percepite,   prima che Alessandro Andreuccetti le immobilizzasse in palpiti intensi e personalissimi e ce le testimoniasse  su carte spesse, intrise d’acque colorate e dense di emozioni. Come le avranno viste ‘loro’, il nostro ‘prima’ – e poi come le potranno vedere altri ‘loro’, il nostro ‘dopo’-  le fiabesche stradine alla fine delle quali, lontano lontano, c’è sicuramente la casa di una vecchia fata in attesa di bambini da iniziare, o le foreste dove volteggiano nel vento elfi marittimi, salmastri, silenziosi, dimenticati…

Ci muoviamo su sfondi che altri hanno pensato, costruito, narrato, dipinto, scolpito, progettato, demolito, rifondato, nel mutare continuo di scena nella lanterna magica di vite vissute e dimenticate;  Giotto, o Lorenzetti, o l’Angelico, hanno percorso questi stessi nostri sfondi, gli stessi colori che Andreuccetti imprigiona nella sua rete acquosa,  osservando la tormentosa sopravvivenza degli ulivi, l’inquieto aggrovigliarsi del bosco col cespuglioso profilo della macchia, il morbido, femmineo dispiegarsi collinare delle groppe d’erba e d’argilla; il mutevole  divenire della luce nell’ordine del giorno, dalle inconsistenze perlacee dell’alba all’indaco screziato di lapislazzuli che precede la notte, o in quello delle stagioni, ora verdi scintillanti di primavera, ora torpide d’ori estivi già  venati d’autunno, ora legnose, algide di nudità invernali.

Anche Andreuccetti, come già gli innamorati del ‘paese dove fioriscono gli aranci’, gli insancabili acquerellisti del Gran Tour, o i paesaggisti inglesi persi nelle campagne romane tra pecore e rovine, ci guida in un viaggio tra i colori del tempo nella straordinaria varietà di uno  spazio collinare dove il profilo giuridico dei confini si definisce con l’artificio grafico dei cipressi, dove l’avidità del possesso si stempera nell’armonia della forma, dove le ‘case da signore’ sono quasi meno belle di quelle ‘da lavoratore’. Così il suo pennello ci conduce, curioso, tra le calde vie di San Gimignano, rosse di storia o notturne di china, a ridosso di boschi a foglie di farfalla, nelle bluaggini temporalesche o nell’infinito verde dei campi giovani di grano. Con i suoi cromatismi egli riesce, assai meglio di quanto non sia possibile allo storico, ad evocare lo spessore del tempo insito nelle cose, il loro ucronico significato di compendio. Così grazie alla  luce, prima tra le ‘opere’  della creazione – anche di quella artistica –  egli esprime  la sostanza immateriale della  durata,  la patina del divenire, l’essenza delle  generazioni che quel tempo hanno attraversato e vissuto percorrendo gli stessi luoghi e guardando gli stessi colori.

 

Anna Benvenuti

Dreamlike visions (Anna Benvenuti)

Oniriche, like a Martian dream, the Towers of San Gimignano materialize a bit the time in the fog  that it wraps to them.  Goodness knows what would have thought Dante in front of these colors:  perhaps to the city of Dite, with its low reverberates of flame, in pagan red of its Hell.
I always ask ‘ goodness knows what thought’ or it would have said someone of the historical personages who I frequent, watching what I am watching:  the things that survive, that they were ‘they’ and hour they are ours, consumed, rielaborate, metabolizzate, modeling the continuous one to flow of a time/sea that are left over and re-enter, cutting sea cliffs, smoothing down capes, reducing to tiny sand men and things… I asked to myself, and then do not know to answer.  These roads, these ends, these forests bewitched of reverberate purpurei and violets, of acid green, these fields burnts from the fire of infinites sunsets, these summery hazes in which forgiveness the contours, tremuli in light waving of the sultriness… These same chromatic feelings others before we have perceived, before that Alexander Andreuccetti immobilized to them in intense throbbings and most personal and testified to us on thick papers, intrise of colorful and dense waters of emotions.  As they will have seen ‘ they to them ‘, ours ‘ before’ – and then as ‘ they ‘ will be able to see others to them, ours ‘ after ‘ – the fable narrow lanes to the end of which, far away far away, are sure the house of an old fairy in attended of children to begin, or the forests where are flying in the wind sea-elf, salmastri, silent, forgotten…  We are moving on background that others have thought, constructed, narrated, painted, carved, planned, demolished, re-built, in continuous changing of scene in the magical spider of screw lived and forgotten;  Giotto, or Lorenzetti, or the Angelic one, have covered this same our background, the same colors that Andreuccetti imprisons in its watery net, observing the tormentosa survival of the olive three, the restless tangle of the forest with the bushes profile of the spot, soft, the femmineo one to unfold itself to hills of the clay and grass rumps;  the changing one to become of the light in the order of the day, from the pearly inconsistenze of the dawn to the screziato lapis-lazuli indigo that precedes the night, or in that one of the seasons, hour sparkling spring greens, hour torpide of summery gold already screzia you of autumn, hour wood, algid of nakedness winter.  Also Andreuccetti, like already the sweethearts of the ‘ country where the oranges bloom ‘, the untirings watercolorists of the Great Tour, or the English painters lost in the campaigns roman between sheep and ruins, us guide in a travel between the colors of the time in the extraordinary variety of a space to hilss where the legal profile of the borders defines with graphical artifice of the cypresses, where the greed of the possession stempera in the harmony of the shape, where the ‘ houses for the lord’ are nearly less beautiful than those ‘ for worker ‘.  Therefore its paint-brush leads to us, onlooker, between the warm ways of Saint Gimignano, red of history or nocturnal of china, close to the forests to butterfly leaves, in the bluesy stormy or the green infinite of the young grain fields.  With its chromatics it succeeds, much better than how much it is not possible to the historian, to evoke the thickness of the time inborn in the things, their meant ucronico of compendium.  Therefore thanks to the light, before between ‘pieces’ of the creation – also of that artistic one – it expresses the immaterial substance of the duration, the patina of becoming, the essence of the generations that that time they have crossed and lived covering the same places and watching the same colors.

Pennelli Valdelsani (www.minomaccaricolle.it):

Alessandro Andreuccetti nasce a San Gimignano nel 1955. Nel 1975 consegue il diploma di maturità artistica. Nel 1978 si presenta con una personale a Volterra, presso la Galleria “Daniele da Volterra”.

Nel 1979 espone con un’altra personale a Roma, presso la Galleria “Ieri e Oggi”.
Nel 1983 vince il 1° premio del Concorso nazionale del fumetto e del Fantastico di Prato.

Inizia la collaborazione con Sergio Micheli e con l’editore Nerbini di Firenze per la realizzazione di tavole e racconti a fumetti.

Nel 1985 fino al 2005 collabora con riviste toscane e senesi per illustrazioni di vario tipo. Dipinge prevalentemente ad acquarello ed espone periodicamente i lavori in mostre in varie città toscane e non. Attualmente si occupa soprattutto di graphic-design e comunicazione visiva e realizzo illustrazioni di supporto a video e presentazioni multimediali.
Nel 2002 elabora le illustrazioni per il libro “L’ombra delle torri” di Iole Vichi Imberciadori, Ed. Titivillus.

Nel 2004 espone alla Mostra collettiva “Certaldo in cornice”, a Certaldo presso Palazzo Pretorio.

Nel 2005, dopo un anno e mezzo di lavoro, pubblica il libro fumetti “L’Acqua di Siena” illustrato interamente da lui. L’argomento è la storia dei bottini di Siena dal Medioevo ai giorni nostri; un lavoro molto importante dedicato a lettori di tutte le età.

Nel 2005 crea le illustrazioni per il libro “Porto Lunae Rinasce”.
Nel 2006 presenta a Firenze presso Palazzo Panciatichi sede del Consiglio della regione Toscana, una sua personale dal titolo “Tuscany Hills”. Dei meravigliosi paesaggi toscani, il pittore imprime sulla tela le sensazioni momentanee scaturite da un primo sguardo. Con sfumature dicolori ad acquarello o ad acrilico le Torri di San Gimignano si trasformano in un’immagine simbolica che ci porta col pensiero alla magia di una civiltà moderna che vive entro mura e costruzioni antichissime…

Pennellate di ocra e terra di Siena accarezzano le curve delle colline e gli spigoli delle case, dando molta naturalezza alla resa pittorica.

Poi, basta spostare lo sguardo dagli intensi colori purpurei alle tonalità blu,verdi,viola e ci sentiamo immersi in un paesaggio che diventa uno spazio senza tempo, dove grandi nuvole dominano dall’alto e strade percorrono terre infinite. Le immagini che ci troviamo davanti sono sempre cromaticamente omogenee, non c’è nessuna discordanza tra le tinte violacee dei tronchi in primo piano e il verde dell’erba di primavera. Le stagioni si trasformano sulla carta o sulla tela in sinfonie di colori suonate dall’abile mano dell’Andreuccetti, che crea l’opera con immediatezza ma anche con ponderazione.

San Gimignano, pinete, colline, alberi e sentieri… Sono questi i temi che il pittore ha preso dalla sua terra, ispirato dunque, come molti altri del suo mestiere, dai luoghi dove è nato e cresciuto, portandone i segni evidenti nel suo approccio alla pittura.

Andreuccetti dice a proposito della sua arte:” La mia è una pittura figurativa ma allo stesso tempo onirica, improntata ad andare oltre l’aspetto meramente ritrattistico dell’immagine. E’ anche una ricerca su forme e colori per far sì che si astraggano dall’immagine e vadano oltre”. Le rielaborazioni personali di ciò che il pittore sente nell’attimo in cui ha davanti le sue care colline toscane creano paesaggi e figure immobili, in una realtà sospesa fra la visione del momento e i ricordi legati a questa natura così vivida e variopinta da sembrare animata.

Andreuccetti, grazie alla sua pittura, riesce ad imprimere e rendere quasi tangibili sensazioni delicate e personali, che altrimenti forse andrebbero perdute.

(Benedetta Cavallini)

Soffia lieve una brezza (Valeria Lombardi)

 

Soffia lieve una brezza che ci sospinge a soffermarci d’incanto sui lavori pittorici del maturo Alessandro Andreuccetti.

Il suo guardar la Natura è ricolmo di dolcezza, armonia anche se spesso recentemente toccato da una vena malinconica. L’abilità descrittiva è forte, riuscendo spesso a donarci quella sensazione, sempre più rara, soprattutto per chi abita in caotiche grandi città, quella sensazione appunto di immutabilità, di ciclicità intonsa della bucolica Natura.

L’abilità, mista alla scelta personale di questo artista a dedicarsi completamete alla rappresentzione mediante l’acquarello, ci mostra già l’autentica devozione al dato pittorico  ovvero quello dell’acquarello

(genere e mezzo artistico da sempre ritenuto secondario, quasi come concetto disegnativo di abbozzo).

Alessandro Andreuccetti potrà invece servirsi di quest’arte antica per donare nuova linfa vitale al genere, portando e descrivendo così lembi di terra che potrà far assaporare a coloro che vorranno lasciarsi deliziare da tale gioco cromatico-descrittivo.

Come detto prima la  recente  arte di Alessandro Andreuccetti sembra risentire di un maggiore impeto malinonico: se da una parte ci fa vedere tutta la sua abilità nello scandire più piani prospettici dati da tronchi o da foglie, si vedano ad esempio:”Fog in the forest”, “Autumn leaves n°6” l’apice di questo moto interiore si ritrova in “Pale shade of winter”, ma ancorin “Tuscany hills n°9”-

L’abilità, testardaggine a continuare a dipingere senza avvertire le avversità del Mercato: lo decretano senz’altro come uno dei ultimi, pochi veri artisti che dipingono solo per il sentire e donare agli altri.

 

VALERIA S.LOMBARDI

Dott.ssa storia dell’arte contemporanea

laureata c/o Università Statale di Milano

Dott.ssa Valeria Lombardi

 

Quando si vuole concretamente essere travolti da una profonda, struggente e profusa arte pittorica bisogna scorgere e soffermarsi su quello che ha saputo rilasciare lo squisito artista Alessandro Andreuccetti e rivelandosi sulla tela nel corso delle tante stagioni. Composizioni equilibrate che riescono a commuovere e fanno pensare che il paesaggio rivive e si rigenera continuamente per tutti coloro che lo sanno sentire, vivere e non solo unicamente guardare.

Una pregevole qualità di questo artista e’ di sapersi nuovamente rigenerare, vedere la Natura ed il paesaggio sempre con nuove aspirazioni e punti di vista; riuscendo così a modularsi e snodarsi come meglio ritiene.

Si guardino i lavori come “I colori del bosco”,”La sinfonia del bosco” che sembrano quasi vibrare, minimali, di gusto gioviale, abbracciati da cromie antinaturalistiche, che potrebbero persino trarre in inganno sulla alta professionalità raggiunta da questo artista. Queste opere vanno lette come appunto uno stato di rielaborazione personale di quello che l’artista vede, vive forse da tanto tempo.

E per prepararsi a 360° alla maestosità di Alessandro Andreuccetti si possono ammirare i lavori di piccolo formato quali “Paesaggio toscano” dove tutta la sensualità del medium impiegato, l’acquarello su carta, che lascia e rilascia sapori di terre di toscana, quasi imbevuti di vino e si scorge un maggiore gesto, intimo, quasi di farci conoscere come lui intravvede dal profondo questo paesaggio.

Qualcosa che sembra addirittura andare oltre l’abilità personale: si scorge così nel capolavoro dal titolo ” La collina degli ulivi” che pare costituirsi quasi un archetipo: un dipinto raggiunto ed ormai irraggiungibile. Che farebbe persino invidia alla stagione degli Impressionisti, ed alle fragorose nuvole di Claude Monet.

Ma proprio per nuovamente ribadire le varie “stagioni” e temperamenti dell’artista si scorgono opere quali “Paesaggio”, “Alberi rossi” dove non solo si riscontra una maggiore spessore materico, sempre imbevuti da cromie sì antinaturalistiche, ma che qui si riverberano da calde, attente emozioni quasi da poter avvertire l’odore di un fumo lontano e di un sincero corale abbraccio.

L’arte pittorica di Alessandro Andreuccetti e’ realmente e non solo rappresenta un prestigio alla terra di Toscana,ma un autentico patrimonio alla cultura italiana.

 

Dott.ssa Valeria s.Lombardi

Critica Consiglio Regione Toscana (Giovanna Carli) 2006

Negli anni Settanta consegue sia il diploma di maturità scientifica che il diploma di maturità artistica. Gli anni Ottanta, invece, si aprono con un riconoscimento della sua bravura. Alessandro vince, infatti, il primo Premio del concorso nazionale del fumetto e del fantastico di Prato, con una collaborazione con Sergio Micheli e con l’editore Nerbini di Firenze per la realizzazione di tavole e racconti a fumetti. Dal 1985 al 2005 Andreuccetti collabora con riviste toscane e senesi per illustrazioni varie, dipingendo prevalentemente ad acquarello ed esponendo periodicamente i lavori in mostre in Italia. Dal 2003 l’artista si occupa soprattutto di graphic design e comunicazione visiva, realizzando illustrazioni di supporto a video e presentazioni multimediali. Nel 2004 partecipa alla mostra collettiva “Certaldo in cornice”, esponendo al Palazzo Pretorio della cittadina. L’anno successivo illustra interamente il libro a fumetti “L’Acqua di Siena” e nel 2005 il libro “Porto Lunae Rinasce”. Nel 2006 ha presentato, nelle sale espositive del Consiglio regionale della Toscana, la mostra dal titolo “Tuscany Hills”, una serie di dipinti realizzati tra 2004 e 2005 sul tema della campagna toscana vista con gli occhi di un toscano. Protagoniste di questa serie sono le colline con le loro rotondità, i colori, le luci e le ombre, l’opulenza dei verdi sotto i cieli azzurri, la durezza delle piagge disegnate dai solchi. Sono infiniti gli spunti compositivi che si possono ricavare dal susseguirsi dei colli, tra boschi, campagne, viottoli e infinite le suggestioni capaci di evocare nell’autore stati d’animo particolari che si fissano o sulla carta o sulla tela in motivi, forme e colori del tutto autonomi. Per quest’occasione l’artista si è ispirato ai grandi e piccoli intellettuali ottocenteschi che dal nord Europa scendevano in Italia e, in particolare, in Toscana, rimanendo innamorati per sempre del paesaggio collinare. Andreucetti, anni fa, ha iniziato a dipingere affascinato dal supporto materico della carta lavorata a mano, scoprendo la tecnica dell’acquarello, ispirandosi ai grandi maestri quali Turner e Delacroix, nonché ai vedutisti inglesi e italiani dell’Ottocento, cercando di percorrere una propria strada ricercando, nei paesaggi e nelle figure presi a modello, le forme e i colori da amalgamare in nuove composizioni perfettamente autonome.

Alessandro Andreuccetti is an Italian painter and illustrator who employs acrylic paint, water-color, gouache and ink in his work, displayed on his website and blog. Some of his pieces careen towards the avant-guard, exhibiting conceptual and surreal qualities, but most of his artistic output is situated within the traditional framework of landscape, cityscape and people representation, where he strives to express himself in “new perfectly independent compositions.” In my opinion, he achieved his goal at least from one aspect: the illusion of space and volume, and in this review I would like to focus on how these features stand out in his haunting land and cityscapes.

The artist’s creative approach to the empty areas on the surface he works with paradoxically enhances the perception of volume and space in the beholder’s mind’s eye. He concocts an engaging interplay between active and passive zones — and I particularly like the idea of selective passivity, where the nearly blank, discolored parts play a crucial role in enlivening the darker and apparently more substantial regions. This combination reminds me somehow of the negatives we see in photography, and, after a more careful examination, there is indeed something of the photographic negative in these landscapes. As a result, his artwork may be viewed with a double standard — but in the best possible meaning of the phrase.

Consequently, the spring lightweight florals,  the denser groves and the concrete structures, they all exhibit a reassuring sense of style and its technical opposite. Moreover, the artist even-handedly combines these themes, placing dainty buds near formidable buildings or deep inside wide landscapes. Slopes and curves, either imaginary or real, further emphasize the sense of space, particularly pastoral — even the cityscapes appear to be stifled by the approaching growth; perhaps this is why the buildings look so abandoned.

On the other hand, the inhabitants might just have gone outside to enjoy the flora, and understandably so.

To reiterate, the artist demonstrates adroit utilization and deep understanding of space, to the point of ability to manipulate it: to play and toy with it. He offers breathtaking vistas with an easy hand, and with an almost ironic, and somehow wise touch. He doesn’t tackle the theme, but rather approaches it carefully and assuredly, as if space itself were a frightened and alert wild antelope; he nets it with his brush and the concept behind it. The painter’s style impresses with both lightness and compositional range and solidity: he is a universal artist not only because of the multiple media he works with, but due to what he achieves with it as well.

Elijah Shifrin   http://artandcritique.com

Alessandro Andreuccetti: Human Angels or Angelic Humans?

This series of landscapes commemorating the hills of Tuscany is most notable for the peculiar dynamics acted out by the trees. The artist achieves a powerful sense of movement through complex linear winding, but not only: almost every trunk, and sometimes branch, begins with one color but ends with another. The juxtaposition of hues, as well as directions of the main lines describing the trees, produces an effect of constant movement and change — and conflict. I think that the mobility of the growth is unusual and high enough as to mark it as the protagonist, an almost living character in the series. (I am not very fond of such formulaic conclusions, where the plot, or some other structural element is assigned the role of the principal actor, even though allegorically, but this time the comparison seems more than justified.)

It is evident that the artist experiments with mediums, on the conceptual level, trying to figure out which befits most each and every season of the year. Though watercolor holds the stage, gouache plays an important second part, showing — or showing off — astonishing detail and depth and an oddly opaque iridescence of coloring, sometimes transcending to volume and space “swelling,” which endows the painted surface with a phantasmagoric dimension. It seems that gouache suits winter and autumn best (considering the artist’s style), excelling in reproducing the effects of subdued and diffused light. This is the first time I encounter professional gouache artwork, and I certainly hope not the last.

The watercolors may at times seem unpredictable, and bubbly, in the most literal meaning of the word. The two purple paintings include bubbles in various forms, some reminding of defects appearing on old black and white films and daguerreotypes — here we are, back to photography again. Anyhow, either small or big, they conjure the ghosts of pointillism, but with an original twist. The final result amounts to several layers of color being superimposed, once again contributing to depth and varied rendering of space. In simple words, I think that what makes these paintings so interesting is that yes, we can look at the trees, — but we can also look between them.

Though the artist’s original intention was to depict the hills in various seasons during the course of one year, he appears to have leaped back to much more distant eras. Some of the trees bear a resemblance to mesozoic tree-ferns. If it weren’t for the path dissecting the ground in one of the pieces, the illusion of ancient wilderness would have been perfect. But perhaps the artist was aware of that quality: the exotic viewing angles, and compositions involving close ups and panoramic views shake the onlooker up, in a very primitive (basic) and violent way, prompting associations with the dawn of civilization and the beginning of life on our planet. And thus, the series as a whole work as a kind of a force of nature — and, most of all, — of human nature.

Elijah Shifrin   http://artandcritique.com

Alessandro Andreuccetti: Tuscany Hills

These drawings are a part of a fascinating series of nudes presented as angels. Actually, some of the depicted models do not possess wings, but the effortless synthesis of this characteristic divine feature with the human body where they do, causes the viewer to overlook this shortage when they don’t. In other words, the idea of the accretion becomes ingrained in our mind, and continues to affect our perception throughout the series. So powerful is this idea, that some notable effort is required to notice that the wings are missing; and after that, the drawing may seem deceptively incomplete. It’s as if the artist induces an unintentional optical illusion.

He is unsparing in his choice of models and representation (physical defects in the form of folds of fat), but often incorporates dancelike motifs into the poses: the first step towards grace that redeems the defects, the second being the wings.

Though at the first glance they may seem like an alien addition, even a farcical ridicule (in comparison with the traditional cherubs — gleeful, giddy children), I strongly tend towards the more compassionate and humanistic interpretation that the artist wanted to reveal the saintly side of the subjects. Perhaps they are seeking some sort of deliverance, or have already found it; either way, here the notion of sainthood and humanity becomes inseparable, and slightly awe-inspiring.

But that is not to say that there is no humor, or self-referential irony in these sketches. I think that there is something very releasing in the freedom and ease with which the artist depicts physical imperfections — and that this is exactly what the models “are feeling.” They generally exhibit resignation and acceptance — suffering maybe — but not rebellion or resistance. They appear aware but irreverent of their flaws, which hence cease being flaws: probably the best known way to accumulate charisma and deliver its joyous effects to the beholder. The other funny streak is the formal technical resemblance to caricature. In some pieces, the genres intersect quite often, and eventually even the practice of discerning which is which becomes ironic.

Finally, I would like to dwell on the theatrical element that transpires from the series, in various degrees. The subjects are usually positioned against an abstract background, sometimes a wall, or placed upon a pedestal. Had we combined this feature with the graceful movements, particularly of the legs, with the wings as props and with the expressive, dramatic gestures, a general suspicion would arise that we have been transported behind the scenes of a strange theater. Thus, the backstage would become the unifying concept behind the series. In turn, the sketch-book might reemerge as a monograph describing the venue and the actors — while this review could be seen as the accompanying text.

Elijah Shifrin   http://artandcritique.com

Alessandro Andreuccetti es una persona afortunada.

by Abel García Salinas

Nació en San Gimignano, una pequeña ciudad situada entre Siena y Florencia en la Toscana. San Gimignano es una ciudad varada en el tiempo en el que destacan sus altas torres, sus calles torcidas, sus plazas y sus fuentes todo aún con aspecto medieval.

La naturaleza artística de Alessandro florece en estos campos y en mañanas hermosas y tibias nos lleva con él para viajar por sus lugares secretos,  llenos de misterio, mitos y rituales. Por sus colinas, valles y viñedos por caminos serpenteados, como surcos de rostros viejos por sus bosques de olivos y cipreses por donde corretean Artume y Februus  por caseríos aún dormidos y cobijados con la niebla.

En esta serie de veintiún imágenes que nos presenta Alessandro en este libro se plantea un concepto de abstracción como un medio de reflexión.    Dicho concepto da importancia a sus componentes visuales; color, forma y textura.  Estructurados de una manera formal, casi académica. Con pinceladas precisas desgrana imágenes como cuentas de un rosario.

Su pintura se forma con el conocimiento de la herencia que redescubre y posee.  Reconoce en él un sentimiento de memoria antigua.

En cielos brillantes o entre las ramas desnudas de los árboles el viento parece estremecer el color, elemento clave para entender y comprender la obra de Alessandro,  color que la lluvia escurre luego por las cortezas y raíces y  luego hace correr entre los valles.

Su obra se caracteriza por la aparente simplicidad de sus trazos que en sus paisajes transmiten vitalidad y dinamismo y que a la par permanecen inmutables. Apoyado en los materiales que utiliza atrapa las formas propias del sujeto-objeto, que no ya del detalle. Su pintura, como San Gimignano, es anacrónica.

En el sentido de que sus paisajes pudieran ser los mismos que vieron y conocieron caminando Sebastiano Mainardi o Domenico Ghirlandaio. Las mismas sustancias. Los mismos colores.

Su composición está estructurada con solidez como las torre Rocca di Montestaffoli,  pero que no pierde en ningún momento la ligereza del aire toscano. Las técnicas que utiliza Alessandro para mostrarnos a su tierra, sol, aire y espacio son el carboncillo, la tinta, el gouache, la acuarela y el óleo. La temática, va y viene entre lo tradicional y lo contemporáneo vanguardista. Sus paisajes son básicamente rurales,  pero no deja de mostrarnos también lo urbano.  Las personas y animales, principalmente caballos, lo colocan dentro de una poesía visual pastoral. Su visión no se desborda, se contiene y eterniza. Nacer, crecer y disfrutar de una tierra que mana belleza y cultura.

Comer, beber y respirar el aire compuesto por las almas de los grandes maestros renacentistas,  nutrirse de esta leche y mieles de espíritus creadores  hacen sin lugar a dudas de Alessandro Andreuccetti  una persona afortunada.

Abel García Salinas. (Santiago de Querétaro, Qro., México. Diciembre de 2011)